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DIMMI CHE PARTNER SCEGLI E TI DIRO’ COM’ERA TUA MADRE

Gaia, 26 anni: << Ho conosciuto G. in un periodo molto triste della mia vita, in cui mi sentivo sola e sbagliata, ad ogni messaggino mi diceva: "Sei una bella persona, gli altri non ti apprezzano, nessuno ti ha mai amata come ti amo io, ci sono io adesso...

rapporto mamma neonatoCi siamo noi, il nostro amore ci salverà…" Lui era sposato, per poterlo sentire al cellulare liberamente, ho smesso di uscire. Quando capitava che qualche ragazzo mi corteggiasse e mi chiedesse di vederci, lui era geloso ed io evitavo... Ho cominciato a evitare tante cose, pur di poter stare con lui, fino ad annullarmi completamente. Sentivo che non potevo più vivere né respirare, se non ascoltando il suono della sua voce: era diventata la mia fonte di forza per affrontare la vita, che, senza la sua presenza, mi sembrava inutile e priva di ogni significato >>.
Perché alcuni individui sono dipendenti dai loro partners fino ad arrivare al loro stesso annullamento, mentre altri non lo saranno mai?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo risalire alle prime postulazioni di John Bowlby che, grazie ai fondamentali contributi di Mary Ainsworth, sua allieva, giunse all'identificazione di tre modelli di attaccamento.
Mary Ainsworth ideò una rigorosa procedura sperimentale su base osservativa, chiamata “Strange Situation Procedure”, attraverso  la quale fu possibile rilevare i comportamenti assunti da un neonato e la sua mamma, in condizioni di gioco, separazione e riunione, estrapolando tre stili di attaccamento.
Gli stili di attaccamento rilevati:
• SICURO: il bambino ha interiorizzato una figura genitoriale che ha funto da base sicura per l’esplorazione. Quando la mamma si allontana, il neonato esplora l’ambiente, può apparire un po' sconsolato, ma poi si fa consolare dalla madre al suo ritorno
• EVITANTE: il bambino ha avuto una madre che non ha risposto alle sue richieste di contatto corporeo, soprattutto in momenti di stress e conflittualità. E' probabile che sviluppi insicurezza e la convinzione di non essere meritevole di amore, la possibilità quindi che viva le relazioni con questa insicurezza, senza un autentico incontro con l’altro e con la paura costante di poter essere rifiutato, non amato, non apprezzato
• AMBIVALENTE: il bambino ha sperimentato una figura di accudimento, che ora è stata pronta ad accoglierlo e ora l’ha rifiutato. L’unico modo che gli resta per sentirsi sicuro è quello di aggrapparsi all’altro, nel tentativo di tenerlo sotto controllo per non perderlo.
Il modello di attaccamento che viene introiettato durante i primi anni di vita fungerà da modello relazionale e caratterizzerà i futuri rapporti.
Gli studi confermano infatti la tendenza ad assumere con il partner lo stesso ruolo assunto durante l’infanzia con il genitore di riferimento, in senso riparativo, nella speranza questa volta di ottenere quelle risposte di reciprocità non avute in passato.
E’ possibile dunque che le persone che sviluppano relazioni disfunzionali, da bambini abbiano interiorizzato degli stili di attaccamento disfunzionali, come quello ambivalente.
Attraverso un adeguato percorso psicoterapeutico indirizzato al potenziamento dei propri livelli di autostima e di autoefficacia percepita, è possibile rimodulare in senso funzionale le proprie modalità relazionali rilevatesi inadeguate.