Ricordo quando incontrai per la prima volta la Dottoressa Simona, effettivamente ero un po' scettico, scetticismo dovuto alla sua giovane età, ma la sua professionalità non si discute e l'ha dimostrato subito.
Non è stato facile alzarmi dopo un divorzio, ho pagato molte conseguenze, ma, senza il percorso psicologico, molte cose non le avrei capite e, soprattutto, non avrei mai trovato un equilibrio interiore. Ho imparato a correggere i miei errori, ad ascoltare me stesso, a non annullarmi per aiutare gli altri. Determinati esercizi, suggeriti dalla dottoressa, mi hanno permesso di non cadere nella trappola che spesso da solo mi creavo. Ho imparato ad ascoltare determinati campanelli d'allarme, così, ora, mi fermo e ascolto ciò che vuole dirmi la mia realtà interiore. Ho imparato a dire di no agli altri, a non svuotarmi completamente. Chi chiede aiuto a uno psicologo non è pazzo, è solo una persona che ha bisogno di ritrovare la strada giusta per riprendersi la propria vita e il proprio sorriso!

Ho cominciato a soffrire di attacchi di panico nel 2012. Ero prigioniera di me stessa. Tra alti e bassi, ho seguito una terapia farmacologica, della quale pensavo non avrei potuto più farne a meno. Nel novembre 2016 ho scoperto di essere incinta. Ero felice, ma ho dovuto sospendere i farmaci. Sono crollata nel panico più totale. In quel periodo ho cominciato il mio percorso con la dottoressa Novi. Le devo tantissimo. Con la psicoterapia e le tecniche di rilassamento, sono riuscita ad arginare gli attacchi di panico, gli stati d'ansia, i miei mille blocchi emotivi. Grande forza e impegno, ma è la prova che è possibile riprendere il controllo della propria mente, con l'aiuto di persone altamente qualificate come la dottoressa. Tra qualche giorno abbraccerò la mia piccola, con la consapevolezza di essere riuscita in un'impresa che fino a qualche tempo fa reputavo impossibile… Auguro a tutti di riuscirci!

Ho 35 anni. Fin dall'adolescenza ho sofferto di ansia e difficoltà relazionali. Ho fatto diversi percorsi di psicoterapia, con risultati che, solo recentemente, cominciano a emergere, in parte per la mia scarsa convinzione, in parte per la scarsa efficacia del metodo terapeutico seguito... Il percorso intrapreso con la dott.ssa Novi non ha dato immediatamente risultati positivi. Il mio carattere, vulnerabile e sensibile, mi è stato di ostacolo nell'instaurare relazioni vere e sincere con gli altri... la costanza della terapia ha mirato proprio a questo. Nello studio della Dott.ssa Novi mi sono sentita accolta con molta umanità e umiltà. Sebbene oggi pensare ad una rimozione totale del problema sia estremamente riduttivo, posso dire che, lavorando insieme, abbiamo raggiunto positivamente alcune tappe. In un percorso terapeutico, credo, non ci siano né vinti né vincitori.... solo tappe da raggiungere in vista della vittoria...un po' come l'atleta: se non vince non è felice, ma continua  ad allenarsi...la vittoria è continuare ad allenarsi nella grande palestra, che è la vita.

Mi sono avvalso della consulenza della dott.ssa Novi per un test swap 200, teso all’inquadramento del mio profilo personale. L’approccio è stato spesso conflittuale. Sono stato messo in discussione più volte, per certi miei convincimenti che “la ragione della scienza” ha fatto vacillare più volte.. La dott.ssa è rimasta fedele a un approccio metodico e scientifico, per cui spesso non mi sono sentito pienamente compreso. Una volta stilata l’analisi, ho fatto fatica a sovrapporre quel profilo alla mia persona. In ogni caso, meglio una brutta verità che una bella bugia, quando l’intento è venire a capo di noi stessi nella speranza di divenire persone migliori …

È stato molto facile fidarmi di una persona umile e professionale, che ti mette a proprio agio, fin dal primo incontro, lasciandoti libera di parlare di qualsiasi cosa, senza sentirti giudicata, bensì capita e rispettata. Ho apprezzato in modo particolare la disponibilità e il supporto verso gli altri.

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Sono Chiara, ho 24 anni e sono diabetica. Sugli ultimi due anni avrei molto da raccontare o forse no, potrei però raccontare la mia vita con occhi di terzi. Ho praticamente vissuto come spettatrice della mia vita, in maniera passiva e insensibile agli eventi. Vivevo con la mia ansia, rassegnata all’idea che la mia vita fosse ormai cambiata, ero ostile di fronte a qualsiasi confronto, soprattutto con le persone che più mi stavano vicino. Non sono una persona facile, non volevo affrontare le mie paure, erano ovunque, in ogni dove, erano troppe, erano muri che si innalzavano intorno a me ed io seduta li guardavo aumentare. Nonostante tutto, c’è sempre stata una piccola parte di Chiara, che non voleva essere travolta passivamente dal corso delle cose, in qualche modo voleva emergere, ma era una parte piccola, minuscola… spinta dalla forza della disperazione e dalle innumerevoli lacrime, ho deciso di farmi aiutare. Ho riflettuto sulla mia scelta, diffidavo che qualcuno potesse aiutarmi su problemi che nemmeno io conoscevo, ma mi rendevo conto che ero in gabbia e che qualcosa andava fatta. Ed è così che da circa un anno faccio degli incontri con la dottoressa.
Ai primi incontri ero perplessa, molto turbata, però nel ritorno a casa, continuavo a pensare alle cose dette, alle domande fatte. Ho iniziato a interrogarmi su una miriade di cose, tornavo a casa con degli obiettivi da realizzare, mi sentivo positiva, attiva e concentrata su quello che dovevo fare. Ho trovato, al di là della scrivania, una persona che mi ha suscitato simpatia fin da subito, ha saputo stanarmi senza che io nemmeno me ne accorgessi. Ho avuto l’impressione di avere di fronte una persona ” amica”, che rispettava i miei spazi e i miei tempi. Ho aggiunto un tassello ad ogni incontro, ho trovato una persona che sapesse tenermi testa, forte e determinata, che sapesse stimolarmi nel modo giusto, mi poneva dei micro-obiettivi e per me era un traguardo da raggiungere.
Tendenzialmente sono portata ad aggirare gli ostacoli o le questioni per me più dolenti, me lo lasciava fare, però, poi, alla fine del discorso, mi trovavo faccia a faccia col problema, e a quel punto dovevo affrontarlo ed era quello che volevo, una persona che sapesse mettermi di fronte alla realtà.. solo così potevo tornare a essere la padrona della mia stessa vita.  .... Ad oggi, lo so che ho ancora molto da fare e lottare per giungere a quell’indipendenza a cui miro, ma se guardo indietro vedo una me diversa ...

imparare ad affrontare se stessi per imparare ad affrontare la vita

Sono una ragazza di 30 anni, nata in un piccolo paesino della provincia di Salerno. Ho studiato per gran parte della mia vita e mi sono battuta molto, in nome di questo sogno, pur se circondata da persone che mi scoraggiavano, da relazioni in cui si cercava di sottomettermi e di tarparmi le ali. E ce l’ho fatta, con fatica e impegno mi sono laureata piena di speranza e grinta e con la famiglia sempre al mio fianco. Finita l’università, l’impatto con la realtà mi ha distrutta! Mi sono resa conto che nonostante mi battessi, raggiungere quel sogno, non sarebbe stato affatto facile, che alla società non importava nulla di chi fossi o di quanto meritassi, ero solo un numero e per quanto mi sforzassi di dimostrare al mondo e a me stessa che valessi qualcosa... il mondo mi buttava giù... non importava a nessuno quanti sacrifici avessi fatto... ero impotente. Il sentirmi inutile, senza un senso nella vita, mi ha spinto a creare relazioni sbagliate, a frequentare ambienti sbagliati. La mia voglia di chiudermi ad un mondo che non era come me lo ero immaginato io, mi ha portato ad iniziare a fare uso di cannabis. La cannabis, l’unica cosa capace di anestetizzare il mio dolore, la mia frustrazione, il mio non riuscire ad adattarmi... Ho provato ad allontanarmi da persone e situazioni che mi stavano cambiando, facendomi perdere ogni speranza di risalire, ma non ci riuscivo, la mia vita ormai non aveva un senso. Non riuscivo a realizzarmi come persona, mi guardavo indietro e vedevo solo anni perduti in scelte sbagliate... ma volevo almeno disperatamente contare per qualcuno, così la ricerca di persone con problematiche alle spalle, il mio annullarmi per dimostrare di valere, di essere una persona buona, che meritasse un posto nel mondo, bisognosa di riempirmi della riconoscenza e di briciole d’affetto... finché non sono stata abbandonata e allora anche il senso che cercavo di dare alla mia vita non c’era più... ero sola con me stessa e con la mia vita che avevo ormai accantonato. Stavo male, davvero male, non trovavo più un motivo per alzarmi dal letto al mattino, un vuoto abissale mi logorava dentro… il mio unico pensiero era diventato:" non ce la faccio". Ogni giorno in più era un dolore in più. Ero spenta, per me vivere era ormai una condanna, non avevo più la forza di lottare, né motivi per trovare la forza... è stato in quel momento che ho chiesto aiuto a mia madre, ho pensato che lei avrebbe preferito una figlia da aiutare invece di una figlia morta. E’ stato in quel momento che ho deciso di iniziare il mio percorso, arrivai dalla dottoressa in uno stato: ...ero sporca, trasandata, il viso sempre segnato da lacrime... un percorso doloroso, ogni volta andavo via piangendo, perché sapevo che avrei dovuto affrontare la cosa più difficile di tutte: ME STESSA. E’ stato come riscoprire me stessa piano, piano, tassello dopo tassello. Ho capito che la vita è una sfida continua, ma una volta che hai superato la sfida più dura con te stessa, nulla può fare più così paura... ho capito che davvero “uno su mille ce la fa”... ma ho capito che se vuoi essere quell’uno su mille, devi lottare per esserlo. Ho capito che non si può aspettare che qualcuno o qualcosa arrivererà a salvarci o ad amarci come vorremmo noi, perché solo noi possiamo amarci come vogliamo, che pensare a noi stessi, più che agli altri non ci rende persone cattive, ma solo persone più in grado di dare agli altri. Quando, ora, mi chiedono se sono felice, rispondo che forse l’uomo per natura non sarà mai veramente felice, ma ora so che posso farcela sempre e che i momenti bui fanno parte della vita ma da loro possiamo imparare. Ora ho imparato a riconoscere cosa può nuocermi e a evitarlo e cosa mi procura gioia ma quella vera, quella che migliora la vita poco a poco. Lo psicologo ci aiuta a valorizzare le nostre imperfezioni, ad accettarle ed amarle… lo psicologo parla con la nostra bocca... e ora io non ho più vergogna di dire che sono stata da una psicologa, è stata un’esperienza bellissima da cui sono rinata. Capisci te stesso, parla, lasciati aiutare da persone competenti e rinascerai così com’è successo a me...

Il mio primo contatto con la psicoterapia è avvenuto a 21 anni, in seguito ad una forte crisi d’ansia generalizzata, sopraggiunta in un momento della mia vita in cui ero “schiacciato” dagli esami del secondo semestre di Ingegneria Meccanica; non avendo alcuna consapevolezza di ciò che mi stava accadendo, ma essendo palese che io stessi vivendo un momento “anomalo” (non riuscivo più a studiare, piangevo in continuazione, non c’era un solo momento dalla giornata in cui riuscivo a trovare sollievo dal mio enorme tormento, non trovavo più soddisfazione in niente, neanche nelle cose che mi erano sempre piaciute, e tutto questo per diverse settimane), mio padre decide di rivolgersi ad un suo amico psichiatra. La diagnosi è stata subito “disturbo d’ansia”, la terapia indicata è stata di carattere farmacologico associata, appunto, alla psicoterapia.
Questa premessa era necessaria per far capire che il mio approccio alla psicoterapia non è stato una mia scelta, sono andato da uno psicologo perché qualcuno mi aveva detto che era necessario farlo.
La mia crisi d’ansia poi è passata nell’arco di un paio di mesi, ma oggi mi rendo conto che allora il merito fu solo dei farmaci; ci tengo a sottolineare che all’epoca non ho per niente riflettuto sul perché e per come, mi era bastato stare bene. Allora non capivo il senso delle sedute che ritenevo delle “semplici” e “inutili” chiacchierate.
Di fatto oggi giorno ritengo che il mio primo anno e mezzo di psicoterapia sia stato “INUTILE”, nel senso che non ho mai permesso al professionista che avevo difronte di aiutarmi, in quanto, ripeto, stavo bene, ero magicamente “guarito”, e questo non ha fatto altro che alimentare il mio delirio di onnipotenza e arroganza. In questo senso è stato “INUTILE”, ma guardando ai fatti con una visione più ampia, è di fatto stato il primo tassello importante che mi ha permesso di raggiungere la consapevolezza che ho ora.
Il mio delirio di onnipotenza è stato talmente grande che, dopo un anno, ingannando il mio psichiatra, la mia psicoterapeuta, i miei genitori, e, soprattutto, me stesso, ho deciso di interrompere la terapia farmacologica autonomamente, contro il parere del medico e, soprattutto, senza avvisarlo, come se quella crisi d’ansia magicamente superata mi avesse dotato anche di intuito e sapere medico. In tutto questo la psicoterapia era nell’angolo, ancora presente, ma del tutto trascurata.
Quello che succede è che dopo circa un anno e mezzo, a due esami dalla mia Laurea Triennale, il mio mostro si ripresenta, e la mia spacconeria all’improvviso era scomparsa. Mi ritrovo di nuovo punto e a capo, bisognoso di farmaci, e in preda a quel disturbo fortissimo e asfissiante. Questa nuova “passata” di ansia, a 23 anni, nel complesso è stata meno forte della prima (anche se comunque molto aggressiva e molto lunga), ma a differenza della prima, ha finalmente smosso qualcosa: mi ha sbattuto in faccia che, innanzitutto, non ero per niente guarito, e che i farmaci avevano solo sedato un mostro che ancora abitava in me. Ora forse incominciavo a capire perché il mio psichiatra insistesse così tanto affinché io non abbandonassi la mia psicoterapeuta, sapeva bene che i farmaci non sarebbero mai stati la soluzione definitiva, e che occorreva, parole sue, una “strategia più funzionale”.
In ogni caso, vivo il mio secondo calvario, e una volta passato, comincio quantomeno a porgere l’orecchio alla psicoterapia.

empatia verso gli altri = empatia verso se stessi

Questa volta la crisi non aveva solo distrutto, ma aveva anche gettato le basi in me per poter essere davvero curato. Nei mesi a venire alcuni miei atteggiamenti cambiano, la mia stessa psicoterapeuta afferma di notare dei miglioramenti, che stavo incominciando poco a poco a liberarmi della mia rigidità, affermando comunque che si poteva fare di meglio e che comunque c’era ancora da lavorare. Non a caso, la mia tendenza alla critica delle persone, degli atteggiamenti, e delle realtà che per me non vanno non era scomparsa, in me rimaneva comunque una forte aggressività.
Fatto sta che passa un altro anno e mezzo circa, termino la terapia farmacologica, stavolta seguendo al 100% le indicazioni del medico (una conferma del fatto che qualcosa era migliorato), ma, ironia della sorte, a due esami dalla fine della magistrale, il mio mostro si ripresenta. La mia crisi è ancora una volta violenta e lunga, i sintomi e le sensazioni erano esattamente le stesse, ma questa volta riesco a resistere di più le prime settimane senza farmaci, e nonostante il dolore riesco a non stoppare di nuovo il mio percorso universitario. Infatti, in piena crisi, do il mio penultimo esame con 30, e avvio la mia tesi magistrale. Altre settimane durissime, ancora farmaci, e la mia terza crisi passa.
Questa terza botta però, credo di poter avere la presunzione di dire che ha completato il cambiamento che aveva avviato la seconda, e mi ha fatto entrare pienamente in sintonia con la psicoterapia. Mi sono completamente affidato, il modo di procedere della mia psicoterapeuta non è mai cambiato, è stato sempre lo stesso dal primo giorno, ma ero cambiato io; questa volta, dopo la crisi, ho finalmente sentito, per la prima volta, di avere dei pollici opponibili, di avere delle armi per combattere il mio mostro, credo di aver finalmente trovato quella “strategia funzionale”. Una delle raccomandazioni, una delle parole chiave del mio percorso di psicoterapia è stata “EMPATIA”, ed è proprio quella che io tuttora sento come mia arma, come mio motore più potente ed efficace per fare in modo che il mostro non torni più. Se sono empatico con gli altri, sarò a mia volta più empatico con me stesso, se non giudico gli altri, tenderò a giudicare meno anche me stesso, pertanto starò meglio con gli altri e non accumulerò più quei pezzettini di ansia che poco a poco, silenziosamente, si ammassano per poi esplodere all’improvviso nella maniera più crudele e violenta possibile, partendo dal mio interno bruciando tutto ciò che mi circonda.
Nessuno può dire se questa sia stata la mia ultima crisi d’ansia, se ce ne saranno delle altre e quante, quello di cui però ora, a 25 anni, sono sicuro, è che finalmente grazie a me stesso, al sostegno della mia famiglia, a qualche VERO amico, alla psicoterapia e non ai farmaci, ora ho tutto ciò di cui ho bisogno affinché ciò non accada, e non vedo l’ora di utilizzare queste armi la prossima volta che la vita mi aggredirà.

Mi occupo di: ansia, ansia sociale, ansia da esami, depressione, stress, panico, fobia, rabbia repressa, anoressia, bulimia, psicologia dell’obesità, bullismo e cyberbullismo, dipendenza da alcol, dipendenza da gioco d’azzardo, dipendenza da fumo, dipendenza da droghe, adolescenza, rapporto genitori-figli, adolescenza e genitorialità, mobbing, demenza senile, perdita della memoria, supporto psicologico per diabetici, problemi di coppia, terapia di coppia, terapia familiare, cefalea, tecniche di rilassamento.
Ricevo a Nocera Inferiore (Salerno). Lo studio è facilmente raggiungibile da chi viene da: Nocera Superiore, Cava dei Tirreni, Vietri, Amalfi, Salerno, Battipaglia, Pagani, Scafati, Pompei, Castellammare di Stabia, Napoli, Sarno, San Valentino Torio, San Marzano sul Sarno, Castel San Giorgio, San Severino, Baronissi, Fisciano, Solofra, Avellino, Siano, Bracigliano.