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ADOLESCENTI E ADULTI: I TRE PASSI PER COSTRUIRE UN DIALOGO SANO

Diciamoci la verità: il confronto con gli adolescenti dipana in noi adulti un dialogo interiore, talvolta conflittuale, altre volte più dolce e dal retrogusto malinconico, con i ricordi di quella stessa fase della vita.

adolescenti e adultiEbbene, se siamo interessati a creare un ponte comunicazionale con i nostri adolescenti, a migliorare la nostra relazione con loro, il primo passo sarà quello di non puntare il dito su di loro, sulle loro abitudini malsane, ma quello di spostare per un secondo il focus attenzionale su noi adulti.
Abbiamo veramente elaborato certi nostri fantasmi adolescenziali, o può essere che gli adolescenti suscitino in noi tante emozioni, perché quando li guardiamo pensiamo inevitabilmente anche a noi, e a tutto ciò che pensavamo di poter essere nell’età in cui tutto ci sembrava possibile?
Si chiama “picco di reminescenza”, quell’esperienza di particolare vividezza dei ricordi legati alla fase dell’adolescenza, specie se sperimentata in tutta la sua complessità e talvolta “brutalità psichica”. Recenti studi hanno dimostrato come la nostra tendenza a rievocare con più frequenza gli eventi compresi tra i 10 e i 25 anni non sia correlata ad una nostra migliore capacità di memorizzazione, quanto piuttosto al più incisivo substrato emotivo connesso alla sperimentazione di tali esperienze, spesso vissute per la prima volta, con tutto ciò che ne consegue. Abbiamo davvero affrontato ed elaborato quei ricordi?
Il secondo passo, capire come funziona il cervello degli adolescenti, perché spesso l’errore che si compie è quello di applicare a loro le nostre categorie, il nostro funzionamento, i nostri schemi.
Ma può essere utile? Oppure si può rivelare un inutile spreco di tempo ed energie psichiche?
In particolare, è stato riscontrato che il cervello adolescente e quello adulto differiscono per il funzionamento in tre aree diverse:
 le aree che regolano l’esperienza del piacere: gli adolescenti, spesso vengono definiti “sensationseekers”, perché pur sapendo identificare il rischio lo trovano allettante;
il modo in cui vengono visti e considerati gli altri, ipersensibilità alle opinioni degli altri, la pressione del gruppo dei pari;
la minore capacità di esercizio di autocontrollo, di pensiero superiore e di processi decisionali complessi.
Il terzo passo, i tre ingredienti che non devono mancare ai genitori di un figlio adolescente:
1.  Affetto: vostro figlio deve avere la sensazione di sentirsi amato e apprezzato, perché sarà su quella sensazione che costruirà la sua autostima.
2. Costanza nell’applicazione di regole: si fanno più danni ad applicare regole in maniera intermittente che a non applicarle mai. Se si applicano regole in maniera intermittente e si premiano comportamenti disfunzionali, il bambino e quindi il futuro adolescente aumenterà la probabilità futura di manifestare quel comportamento disfunzionale che in passato avete premiato.
3. Incoraggiamento: nella vita sarà difficile incontrare persone che incoraggeranno vostro figlio nel potenziamento delle sue capacità. Voi fatelo, sempre! Incoraggiate i vostri figli a poter diventare i genitori di se stessi!
In questo processo, che può richiedere un tempo diverso per ognuno, voi non scoraggiatevi!
Alcuni studi hanno dimostrato che oggi i bambini diventano adolescenti prima rispetto al passato, ma impiegano più tempo per diventare adulti, perché il cervello continua la sua maturazione ben oltre il ventunesimo anno di età.

 

Bibliografia
- David C. Rubin et al, Autobiographical Memory Across the Adult Life-Span, in Autobiographical Memory, Cambridge University Press, Cambridge 1986, pp.202-221
- Brian Knutson e R. A. Adcock, Remembrance of Rewards Past, in Neuron, 45 III, 2005, pp. 331-332
- Laurence Steinberg, Il cervello adolescente, l’età delle opportunità, La biblioteca delle Scienze Codice edizioni, Torino 2015